Ci sono viaggi che iniziano ancora prima di arrivare
La prima cosa che ricordo della Puglia non è un trullo.
È una strada.
Avevo appena lasciato Bari alle spalle quando il paesaggio ha iniziato lentamente a cambiare. Gli ulivi diventavano sempre più fitti, i muretti a secco disegnavano la campagna e ogni curva sembrava accompagnarmi verso una terra che non aveva alcuna fretta di mostrarsi.
Poi, quasi senza preavviso, sono comparsi i primi tetti conici.
Non è stato un colpo di scena.
Piuttosto la sensazione di essere entrata in un luogo che non aveva bisogno di stupire per farsi ricordare.
Nei giorni successivi ho attraversato borghi bianchi, città scavate nella roccia, canyon inaspettati e piccoli porti dove la vita continua con lo stesso ritmo da generazioni. Ogni tappa era diversa dalla precedente, ma tutte avevano qualcosa in comune: la capacità di raccontarsi senza alzare la voce.
È questo che mi ha colpita più della Puglia.
La sua bellezza discreta.
Quella che non cerca continuamente di attirare l'attenzione, ma aspetta che tu sia disposto a fermarti qualche istante in più per accorgertene.
Se stai cercando un itinerario di cinque giorni tra la Valle d'Itria e Matera, preparati a visitare luoghi molto diversi tra loro.
Perché, alla fine del viaggio, non ricorderai soltanto i trulli di Alberobello o i Sassi di Matera.
Ricorderai il modo in cui ci sei arrivato.
Tra i trulli e il bianco della Valle d'Itria
Lasciata Bari, la strada entra rapidamente nel cuore della Valle d'Itria. Ai lati scorrono ulivi secolari, muretti a secco e campi coltivati che cambiano colore a seconda della luce. È uno di quei paesaggi che non stancano mai perché sembrano trasformarsi a ogni chilometro.
L'arrivo ad Alberobello è uno di quei momenti che ogni viaggiatore aspetta.
Eppure la sorpresa più grande arriva poco dopo.
Basta allontanarsi dalle vie più frequentate per ritrovare il silenzio. Nel Rione Aia Piccola i trulli tornano ad essere semplicemente case, con i vasi di fiori davanti alle porte, i panni stesi e qualche gatto che osserva curioso chi passa.
È lì che Alberobello cambia volto.
Non è più soltanto un luogo famoso.
Diventa un paese da vivere con calma, lasciandosi guidare dai vicoli invece che dalla cartina.
Nel tardo pomeriggio riprendo l'auto.
Sono pochi chilometri, ma il paesaggio cambia ancora.
Locorotondo appare sulla collina con il suo intreccio di case bianche che sembrano riflettere tutta la luce del tramonto. Cammino senza una meta precisa, passando da un vicolo all'altro, affacciandomi sulle terrazze che guardano la campagna.
A un certo punto smetto perfino di cercare la fotografia giusta.
Continuo semplicemente a osservare.
Ed è in quel momento che capisco una cosa.
I luoghi più belli non sono sempre quelli che ti colpiscono appena arrivi.
Spesso sono quelli che ti invitano a restare qualche minuto in più.
✨ Da non perdere
📸 Il momento da fotografare
L'ora blu a Locorotondo. Quando il sole scende, il bianco delle case assume tonalità calde e le prime luci iniziano ad accendersi, il borgo mostra il suo volto più intimo.
Dal bianco della Valle d'Itria alla pietra di Matera
Il giorno successivo la luce è diversa.
Più morbida, quasi vellutata, accompagna il risveglio dei piccoli borghi della Valle d'Itria. Le strade sono ancora tranquille, i bar iniziano a riempirsi e il profumo del caffè si mescola a quello del pane appena sfornato.
La prima sosta è Cisternino.
Non ci sono grandi monumenti ad attirare lo sguardo. È il paese nel suo insieme a conquistare: vicoli candidi, archi in pietra, scale che sembrano invitare a scoprire cosa si nasconde dietro l'angolo successivo. Mi accorgo di rallentare il passo non perché sia stanca, ma perché continuo ad alzare gli occhi verso balconi, insegne e piccoli dettagli che raccontano la vita quotidiana.
Pochi chilometri più avanti cambia di nuovo l'atmosfera.
Martina Franca è elegante, quasi teatrale. Le facciate barocche riflettono la luce del mattino e le piazze invitano a fermarsi qualche minuto in più. È una bellezza diversa, più raffinata, ma mai ostentata.
Prima di lasciare la Puglia c'è un'ultima tappa a cui non rinuncerei.
Altamura.
Ancora oggi, se ripenso a quella sosta, il primo ricordo non è una chiesa né una piazza.
È il profumo del pane.
Entrare in uno dei forni storici e vedere le pagnotte appena sfornate è una di quelle esperienze semplici che raccontano un territorio molto più di tante parole.
Quando riprendo la strada verso Matera, il paesaggio cambia lentamente.
Gli ulivi lasciano spazio alla roccia e, quasi all'improvviso, compare la città.
Mi fermo al primo belvedere.
La macchina fotografica rimane abbassata.
Per qualche minuto preferisco osservare.
Avevo visto Matera in libri, documentari e fotografie, ma trovarmela davanti è un'altra cosa.
Capisco subito che il giorno seguente non sarà dedicato soltanto a visitare una città.
Sarà il momento di imparare a leggerla.
✨ Da non perdere
📸 Il momento da fotografare
Il primo panorama sui Sassi. Prima ancora di entrare in città, concediti qualche minuto per osservare Matera dall'alto: è il modo migliore per capire dove sta per iniziare il viaggio.
Matera non si lascia conoscere al primo sguardo
Ci sono città che si comprendono seguendo una guida.
Matera no.
Qui la cosa più bella che puoi fare è lasciare la mappa nello zaino e iniziare a camminare.
Ogni vicolo conduce verso una prospettiva diversa. Le scale scendono improvvisamente tra le case, poi risalgono verso terrazze affacciate sulla Gravina. Ogni volta che penso di aver trovato lo scorcio più bello, basta una curva perché la città cambi ancora.
È un continuo invito a osservare.
Le porte consumate dal tempo, le cisterne scavate nella roccia, le piccole finestre, le chiese rupestri.
Sono dettagli che rischiano di passare inosservati se ci si limita a cercare i luoghi più famosi.
Ricordo una terrazza affacciata sui Sassi.
Sono rimasta lì qualche minuto senza fotografare.
Avevo la macchina al collo, ma sentivo il bisogno di capire quel luogo prima di raccontarlo attraverso un'immagine.
Succede raramente.
Ma ci sono città che meritano di essere vissute qualche istante prima di essere fotografate.
Nel tardo pomeriggio la luce cambia lentamente.
Le ombre si allungano, la pietra assume sfumature più calde e Matera sembra trasformarsi senza fare rumore.
Poi arrivano le prime luci della sera.
Ed è come se la città iniziasse un secondo racconto.
✨ Da non perdere
📸 Il momento da fotografare
Quando le prime luci iniziano ad accendersi, Matera cambia completamente atmosfera. È il momento in cui la città sembra raccontare la sua storia con la luce.
Quando ti allontani, Matera si racconta davvero
Il giorno successivo faccio una scelta che consiglio sempre a chi visita questa città.
Esco dai Sassi.
Può sembrare un controsenso, ma è proprio allontanandosi che Matera rivela il suo volto più autentico.
Attraverso la Gravina e raggiungo il Parco della Murgia Materana.
Il rumore della città lascia spazio al vento.
Il sentiero sale lentamente e, quando raggiungo il belvedere, tutto quello che il giorno prima avevo osservato da vicino si ricompone in un'unica immagine.
Da qui Matera non è più un insieme di vicoli.
È un paesaggio.
Prima di arrivare al panorama mi fermo alla Cripta del Peccato Originale.
Un luogo raccolto, quasi nascosto, dove gli affreschi raccontano una storia antichissima in un silenzio che invita naturalmente a parlare sottovoce.
Riprendo il cammino.
Quando raggiungo il belvedere rimango qualche minuto senza fare nulla.
Osservo.
Forse perché, dopo aver camminato tra i Sassi, sentivo il bisogno di capire dove tutto fosse iniziato.
Ed è proprio da qui che Matera smette di essere soltanto una città.
Diventa parte del paesaggio che la circonda.
✨ Da non perdere
📸 Il momento da fotografare
Non avere fretta di scattare. Lascia che lo sguardo abbracci tutto il paesaggio: la fotografia arriverà da sola.
Verso il mare, con lo sguardo che cambia ancora
Lasciare Matera non significa che il viaggio sia finito.
Anzi.
L'ultima giornata regala ancora due luoghi molto diversi tra loro, accomunati dalla capacità di sorprendere senza cercare di farlo.
La prima sosta è Gravina in Puglia.
Passeggiando tra le vie del centro storico si arriva quasi senza accorgersene al grande ponte acquedotto che attraversa la gravina. Da lì lo sguardo si apre sul canyon, sulle case costruite lungo la roccia e sulla cattedrale che domina il profilo della città.
Ancora una volta mi ritrovo a osservare non un monumento, ma il rapporto tra il luogo e il paesaggio che lo circonda.
Riparto.
Dopo chilometri di ulivi, campagna e pietra, il mare torna improvvisamente a farsi vedere.
L'aria cambia.
La luce cambia.
Perfino il rumore dei passi sembra diverso.
Trani mi accoglie con il suo porto.
Le barche ondeggiano lentamente, i pescatori sistemano le reti e la vita continua con la naturalezza di ogni giorno. La cattedrale è lì, imponente, ma il mio sguardo torna continuamente verso il molo, dove la quotidianità racconta il mare meglio di qualsiasi monumento.
Mi siedo qualche minuto.
Non c'è più niente da visitare.
C'è soltanto il piacere di osservare il porto mentre il viaggio, quasi senza accorgermene, trova la sua conclusione.
✨ Da non perdere
📸 Il momento da fotografare
Il porto di Trani quando la luce inizia a diventare più calda e le barche si riflettono sull'acqua.
❤️ Il luogo che mi è rimasto nel cuore
(Foto grande di Locorotondo)
Locorotondo, dove ho smesso di cercare
Prima di partire ero convinta che il luogo destinato a rimanermi nel cuore sarebbe stato Matera.
Era la meta che aspettavo da più tempo, quella che avevo immaginato e fotografato mille volte con la mente.
E invece, qualche giorno dopo il rientro, mi sono accorta che il pensiero tornava sempre nello stesso posto.
Locorotondo.
Non è successo davanti a un panorama spettacolare.
Non c'è stato un monumento capace di lasciarmi senza parole.
È accaduto molto più semplicemente.
Camminavo tra i vicoli bianchi nel tardo pomeriggio. La luce scivolava lentamente sulle facciate, qualche finestra era aperta, i gerani coloravano i balconi e l'unico rumore era quello dei miei passi.
A un certo punto ho smesso di pensare a cosa vedere dopo.
Non cercavo più un'inquadratura particolare.
Non controllavo più la cartina.
Stavo semplicemente osservando ciò che avevo intorno.
Ed è stato proprio allora che ho capito perché alcuni luoghi rimangono dentro di noi.
Non perché siano i più spettacolari.
Ma perché, quasi senza accorgertene, ti fanno sentire esattamente dove vorresti essere.
Quando sono ripartita avevo molte fotografie nello zaino.
Il ricordo che porto ancora con me, però, non è uno scatto.
È quella sensazione di leggerezza che ho provato passeggiando senza una meta precisa tra quelle stradine bianche.
Se un giorno tornerò in questa parte della Puglia, so già da dove ricomincerò.
Da Locorotondo.
📍 Informazioni utili prima di partire
Quando andare
Questo itinerario dà il meglio di sé in primavera e autunno. Le temperature sono piacevoli, i borghi si visitano con tranquillità e la luce regala colori splendidi dall'alba al tramonto. Anche chi ama fotografare troverà condizioni ideali.
Come muoversi
L'auto è la scelta migliore. Le distanze sono contenute e permettono di vivere il viaggio con libertà, fermandosi ogni volta che un panorama, una strada secondaria o un piccolo borgo invitano a cambiare programma.
I consigli che darei prima della partenza
Dormi almeno due notti a Matera.
La città cambia completamente quando i visitatori della giornata se ne vanno. Passeggiare tra i Sassi illuminati è un'esperienza che merita di essere vissuta senza fretta.
Non limitarti ad Alberobello.
Dedica tempo anche ai borghi della Valle d'Itria. Locorotondo e Cisternino, per me, sono stati tra i luoghi più sorprendenti dell'intero itinerario.
Entra in un forno storico ad Altamura.
Il pane appena sfornato racconta questo territorio meglio di tante parole. Fermati, assaggialo ancora caldo e concediti qualche minuto per respirare l'atmosfera del luogo.
Lascia spazio alle deviazioni.
I ricordi più belli spesso nascono da una strada imboccata per curiosità o da una sosta non prevista. Non avere paura di modificare il programma se qualcosa cattura la tua attenzione.
Osserva prima di fotografare.
È il consiglio che sento più mio. Le immagini che porto davvero nel cuore sono quasi sempre quelle scattate dopo essermi fermata qualche minuto a capire il luogo che avevo davanti.
Se ami fotografare...
Organizza le visite seguendo la luce più che l'orologio. Le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio regalano atmosfere completamente diverse e permettono di cogliere dettagli che nelle ore centrali della giornata rischiano di passare inosservati.
Ogni fuga lascia qualcosa nello zaino
Quando preparo uno zaino penso sempre alle cose da portare.
La macchina fotografica.
Un paio di scarpe comode.
Una guida.
Poi parto.
E ogni volta torno a casa con qualcosa che non avevo programmato.
Ripensando a questi cinque giorni non mi vengono in mente soltanto i trulli di Alberobello, la pietra di Matera o il porto di Trani.
Ricordo una strada tra gli ulivi.
Il profumo del pane appena sfornato ad Altamura.
La luce che cambiava lentamente sui Sassi.
Il vento della Murgia.
E quella passeggiata senza una meta precisa tra i vicoli di Locorotondo.
Sono dettagli.
Piccoli, forse.
Ma sono proprio loro ad aver dato un significato a questo viaggio.
Ho imparato che esistono luoghi capaci di colpirti al primo sguardo.
E altri che scelgono di restare con te molto più a lungo.
La Puglia, per me, appartiene a questa seconda categoria.
Non cerca di impressionare.
Ti accompagna.
E, quasi senza accorgertene, cambia il modo in cui osservi ciò che hai intorno.
Forse è questo il motivo per cui continuo a viaggiare.
Perché, in fondo, ogni fuga lascia molto più di un itinerario. Lascia un modo diverso di guardare il viaggio successivo..

Le fughe di Chiara: mini itinerari, grandi storie